Chiusura Cocorocò, proprietà ricorre al Tar

di del 4 agosto, 2015

Il provvedimento del questore di Rimini che dispone la chiusura per 120 giorni della discoteca più nota d’Italia, il Cocoricò, dopo la morte di un 16enne che aveva assunto ecstasy, è “di fatto una chiusura a tempo indeterminato del locale”. Lo afferma, in una conferenza stampa a Roma, uno dei cinque soci dell’azienda, Fabrizio De Meis, che chiarisce di parlare anche a nome degli altri quattro titolari.

“Oggi il Cocoricò è un’azienda chiusa”, ripete più volte De Meis. “Noi la posizione sulla decisione del questore l’abbiamo presa, ma non abbiamo più altro da fare, se non il ricorso al Tar”. La notizia del ricorso era già stata anticipata nei giorni scorsi, si ricorda. Ciò su cui invece insiste De Meis è che “a regole invariate, in Italia continueranno a succedere, come sono già successe, tragedie come quelle del giovane morto nei giorni scorsi”.

Dopo aver espresso il cordoglio alla famiglia, De Meis ricorda che “non è chiudendo il locale che si risolverà il problema, perchè si ripresenterà. Occorre invece- conclude De Meis- ciò che abbiamo da tempo chiesto alla politica e alle forze dell’ordine ovvero il Daspo nelle discoteche a carico di chi commette reati, e il tampone obbligatorio per rilevare l’assunzione di droga all’ingresso dei locali”.

De Meis spiega che la chiusura per quattro mesi della discoteca di Riccione “porterà a perdite fra 1,5 e 2 milioni di euro”. Il Cocoricò – definito unanimemente la prima discoteca d’Italia, fattura poco meno di 4 milioni di euro all’anno e dà lavoro all’incirca a 200 persone, di cui circa 100 adibiti ai controlli di sicurezza all’interno del locale.

Adnkronos

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