Giubileo, Mons. Fisichella: “Pentiti, si può iniziare una nuova vita”

di del 3 settembre, 2015

A motivo del prossimo Giubileo Straordinario della Misericordia, Papa Francesco desidera che «l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando il peccato commesso». È quanto scrive il Romano Pontefice, con una Lettera, al «Venerato Fratello Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione». Lo ricordiamo: al Dicastero di Mons. Fisichella spetta l’organizzazione degli eventi giubilari, che si apriranno l’8 dicembre 2015 (Solennità Immacolata Concezione. Apertura della Porta Santa in San Pietro) e si concluderanno il 20 novembre 2016 (Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo).

I PUNTI CENTRALI DELLA MISSIVA
Il primo: gli ammalati. «Penso a quanti per diversi motivi saranno impossibilitati a recarsi alla Porta Santa, in primo luogo gli ammalati e le persone anziane e sole, spesso in condizione di non poter uscire di casa. Per loro sarà di grande aiuto vivere la malattia e la sofferenza come esperienza di vicinanza al Signore che nel mistero della sua passione, morte e risurrezione indica la via maestra per dare senso al dolore e alla solitudine. Vivere con fede e gioiosa speranza questo momento di prova ricevendo la Comunione o partecipando alla Santa Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i vari mezzi di comunicazione, sarà per loro il modo di ottenere l’indulgenza giubilare».

Il secondo punto: i carcerati. «Il mio pensiero va anche ai carcerati, che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l’opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà».

Il terzo punto: i defunti. «L’indulgenza giubilare può essere ottenuta anche per quanti sono defunti. Come li ricordiamo durante la celebrazione eucaristica, così possiamo, nel grande mistero della comunione dei Santi, pregare per loro, perché il volto misericordioso del Padre li liberi da ogni residuo di colpa e possa stringerli a sé nella beatitudine che non ha fine».

Il quarto punto: l’aborto. «Il dramma dell’aborto è vissuto da alcuni con una consapevolezza superficiale, quasi non rendendosi conto del gravissimo male che un simile atto comporta. Molti altri, invece, pur vivendo questo momento come una sconfitta, ritengono di non avere altra strada da percorrere. Penso, in modo particolare, a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto. Conosco bene i condizionamenti che le hanno portate a queste decisione. So che è un dramma esistenziale e morale. Ho incontrato tante donne che portavano nel loro cuore la cicatrice per questa scelta sofferta e dolorosa. Ciò che è avvenuto è profondamente ingiusto; eppure, solo il comprenderlo nella sua verità può consentire di non perdere la speranza. Il perdono di Dio a chiunque è pentito non può essere negato, soprattutto quando con cuore sincero si accosta al Sacramento della Confessione per ottenere la riconciliazione con il Padre. Anche per questo motivo ho deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono. I sacerdoti si preparino a questo grande compito sapendo coniugare parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso, e indicare un percorso di conversione autentica per giungere a cogliere il vero e generoso perdono del Padre che tutto rinnova con la sua presenza».

Il quinto punto: i fedeli della Fraternità San Pio X. Per quanto attiene a quest’ultimo punto, è bene precisare che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata fondata il 1° novembre 1970, a Friburgo, dal vescovo Marcel Lefebvre, ed è una società di vita apostolica tradizionalista cattolica. Gli aderenti alla Congregazione – nata per contrasto con i risultati del Concilio Vaticano II – desiderano conservare la messa tridentina, si oppongono all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. Per quanti «si sentono di frequentare le chiese officiate dai sacerdoti della Fraternità San Pio X» – il Papa dettaglia che «quest’anno giubilare non esclude nessuno». Inoltre, appunta ancora, «da diverse parti, alcuni confratelli Vescovi mi hanno riferito della loro buona fede e pratica sacramentale, unita però al disagio di vivere una condizione pastoralmente difficile». Pertanto – chiosa il Pontefice – «confido che nel prossimo futuro si possano trovare soluzioni per recuperare la piena comunione con i sacerdoti e i superiori della Fraternità. Nel frattempo, mosso dall’esigenza di corrispondere al bene di questi fedeli, per mia propria disposizione stabilisco che quanti durante l’Anno Santo della Misericordia si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l’assoluzione dei loro peccati».

LA RISPOSTA DI MONS. RINO FISICHELLA
Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

Raggiunto dai colleghi de “L’Osservatore Romano”, Mons. Rino Fisichella, destinatario della Missiva, puntualizza che il «desiderio del Papa che il Giubileo possa essere un toccare con mano la tenerezza e la vicinanza di Dio è la chiave di volta dell’intera lettera di Papa Francesco».
Per quanto riguarda i temi dell’indulgenza – esplicita Mons. Fisichella – «il Papa vi entra direttamente mostrando la Celebrazione eucaristica, quella del Sacramento della Riconciliazione, il pellegrinaggio e il pregare anche per le intenzioni del Papa oltre che professare la fede. Mi sembra siano tutte espressioni che riportano a quella grande dimensione della tradizione della Chiesa attraverso la quale il perdono diventa completo».

Sull’aborto, inoltre, spiega che «nella maggioranza delle diocesi del mondo, l’assoluzione del peccato di aborto è riservata solo ad alcuni sacerdoti. Ogni vescovo, infatti, nella propria diocesi indica quali sono i preti autorizzati a fare questo. In alcuni momenti – ad esempio, durante la Quaresima –, i vescovi concedono anche ad altri sacerdoti della diocesi la facoltà di assolvere da questo peccato. Il Papa compie un gesto con il quale vuole raggiungere tutti i preti, indicando loro anche la via maestra: dice esplicitamente che si attende che tutti i sacerdoti si preparino coniugando “parole di genuina accoglienza con una riflessione che aiuti a comprendere il peccato commesso” e, quindi, a “indicare un percorso di conversione”». Ciò malgrado – aggiunge – l’aborto resta un «atto grave, ma può seguire un reale pentimento. Il problema è che davanti all’aborto non si può vivere con una mentalità superficiale: non si può pensare che di fronte a una situazione così drammatica non ci debba essere una reale presa di coscienza di quanto si sta realizzando. L’azione rimane nella sua oggettività grave, ma ciò non toglie che le persone coinvolte nell’aborto – e non dimentichiamo che l’aborto, come peccato, non tocca soltanto la donna, ma anche tutti coloro che in qualche modo contribuiscono a procurare l’aborto stesso – qualora siano realmente pentite, abbiano la possibilità di ricominciare daccapo, di accorgersi del male compiuto e di iniziare una vita nuova».

L’attenzione, infine, si rivolge sull’immagine del carcerato che oltrepassa la soglia della cella come se attraversasse la Porta Santa. «Un’immagine davvero molto bella – asserisce l’arcivescovo Fisichella –. Il Papa lo scrive esplicitamente: ogni qualvolta essi attraverseranno la porta della loro cella, se il loro pensiero sarà orientato a cambiare vita, a capire che c’è un desiderio di iniziare di nuovo, allora quella porta rappresenterà veramente, a tutti gli effetti, la Porta Santa».

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