Nozze gay: i pareri di Parolin e Bagnasco

di del 28 maggio, 2015

Sulla vittoria dei “sì” in Irlanda, a favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, si esprimono anche il Segretario di Stato, il Card. Pietro Parolin, e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco. «Il Referendum irlandese è una sconfitta per l’umanità»: con queste parole, il Card. Parolin ha definito il risultato del Referendum sulle nozze gay, dialogando con i giornalisti al termine della Conferenza Internazionale promossa dalla Fondazione “Centesimus annus”, che si è svolta al Palazzo della Cancelleria, a Roma.

«Sono rimasto molto triste di questi risultati in Irlanda – ha asserito Parolin –. Certo, come ha detto il vescovo di Dublino, bisogna tenere conto di questa realtà, ma, a mio parere, si deve anche rafforzare l’impegno e lo sforzo per evangelizzare. Io credo che si possa parlare non soltanto di una sconfitta dei principi cristiani, ma un po’ una sconfitta dell’umanità».

Interpellato sulla famiglia, in vista del prossimo Sinodo, il Segretario di Stato ha dichiarato: «La famiglia, per noi, rimane il centro. Dobbiamo veramente fare di tutto per difenderla, tutelarla e promuoverla, perché è il futuro dell’umanità e della Chiesa».

Durante il suo intervento tenuto in lingua inglese sulla vita economica e sociale, il porporato ha fatto emergere come le attività finanziarie sono realizzate con mezzi complessi e rischiano di far perdere la visione del bene comune. «I papi hanno molto insistito sulla centralità della persona», ha detto citando Papa Francesco che, nell’Evangelii Gaudium, descrive l’attuale sistema economico al centro del quale c’è «l’idolatria del denaro», non la persona umana. «Al centro della finanza, del mercato e di ogni sviluppo deve esserci la persona umana concreta. Questa idea centrale – ha sottolineato Parolin – mi sta a cuore».

Sempre sul Referendum irlandese, in un’intervista firmata da Paolo Rodari, pubblicata su La Repubblica, si è espresso pure il Card. Angelo Bagnasco, che ha affermato: «Noi crediamo nella famiglia che nasce dall’unione stabile tra un uomo e una donna, potenzialmente aperta alla vita; un’unione che costituisce un bene essenziale per la stessa società e che – come tale – non è equiparabile ad altre forme di convivenza».

Sul rapporto tra omosessuali e Chiesa, Il Presidente della Cei ha chiarito: «Nel Magistero, viene costantemente riaffermato il pieno rispetto per la dignità di ciascuno, quale che sia il suo orientamento: c’è come principio – e ci dovrebbe essere anche nei fatti – quell’accoglienza che favorisce la partecipazione alla vita della comunità ecclesiale. Questa posizione non ci esime dalla fatica di distinguere, evitando semplificazioni che non giovano».

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