Pompei, Mario Landi: “La famiglia si ri-evangelizzi”

di del 14 maggio, 2015

All’incirca duemila persone, sabato 9 maggio, hanno riempito il “Pontificio Santuario della Beata Vergine” di Pompei, a motivo del secondo incontro organizzato dal Comitato Regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, dal tema: “In cammino con Maria verso il Pellegrinaggio Nazionale delle famiglie per la Famiglia (12 settembre 2015)”. «Un appuntamento che abbiamo preparato con gioia e fede», ha asserito il neoeletto Coordinatore Regionale della Campania del RnS, Giuseppe Contaldo, anche in forza del prossimo Sinodo Ordinario sulla Famiglia (4 – 25 ottobre 2015) e l’“8° Incontro Mondiale delle Famiglie”, previsto a Philadelphia, dal 22 al 27 settembre 2015. «Una grande festa sugellata dallo sguardo della Beatissima Madre Maria», ha soggiunto S.E Rev.ma Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato di Pompei.

A conclusione della Preghiera Comunitaria Carismatica, in cui i convenuti hanno glorificato e inneggiato al Signore con canti e inni di lode, ha preso la parola il Coordinatore Nazionale del RnS, Mario Landi, il quale, ha passato in rassegna l’esempio di «comunità e vita familiare» tramandatoci dalla Sacre Scritture attraverso «i due coniugi giudei convertiti al Cristianesimo», Aquila e Priscilla, «appartenenti alla prima generazione cristiana». «Un riferimento per tutti i cristiani di allora – ha esplicato Mario Landi –. La comunità che si riunisce nella loro casa, perché non vi era un altro luogo diverso da questo. Il Cristianesimo – ha proseguito – nasce all’interno di una casa»; di conseguenza, «Cristianesimo e Famiglia sono due cose inscindibili».

Successivamente, ha focalizzato l’attenzione sul discorso del Santo Padre Francesco, alla “Veglia di Preghiera per il Sinodo sulla Famiglia”: «“Scende ormai la sera sulla nostra assemblea. È l’ora in cui si fa volentieri ritorno a casa per ritrovarsi alla stessa mensa, nello spessore degli affetti, del bene compiuto e ricevuto, degli incontri che scaldano il cuore e lo fanno crescere, vino buono che anticipa nei giorni dell’uomo la festa senza tramonto. È anche l’ora più pesante per chi si ritrova a tu per tu con la propria solitudine, nel crepuscolo amaro di sogni e di progetti infranti. […] In quante case è venuto meno il vino della gioia e, quindi, il sapore – la sapienza stessa – della vita” (Piazza San Pietro, 4 ottobre 2014)». «Una preghiera per tutti – ha sottolineato Mario Landi –. Il Papa non ha salutato una famiglia ideale, bensì una famiglia reale. È per questo che Papa Francesco ci dice che l’evangelizzazione è di tutta la Chiesa». Anzi, «è il compito di chi ha incontrato Cristo. E ogni famiglia cristiana è chiamata ad evangelizzare con la propria forza».

Ma, «cosa vuol dire “evangelizzare”?», ha chiesto a braccio. «Una cosa apparentemente facile ma che spinge la famiglia al suo interno e al suo esterno. Il cristiano – ha rimarcato il Coordinatore Nazionale – non porta una teoria ma un’esperienza che per primo ha vissuto e per primo vuole donare. Ma – ha puntualizzato –, se una famiglia vuole evangelizzare, deve farsi ri-evangelizzare, perché non c’è una sola famiglia che possa dire: “Non ho bisogno di farmi evangelizzare”. Essa è il luogo di umanizzazione e di evangelizzazione». Tuttavia, «non è possibile l’evangelizzazione, senza lo Spirito Santo»; quindi, ha rimarcato, «lo Spirito va invocato, desiderato, amato. La famiglia deve chiedere la forza allo Spirito. “Evangelizzatori con Spirito” (Evangelii gaudium, n. 259) – menzionando Papa Francesco».

Infine, ha concluso: «Quante famiglie scartano gli anziani! Tra questi deboli – di cui la Chiesa vuole prendersi cura – ci sono pure i bambini. E tutti i cristiani siamo chiamati a prenderci cura delle fragilità del Popolo di Dio».

A margine della Meditazione sulla Famiglia, l’assemblea dei fedeli ha proseguito l’incontro con la Preghiera del Santo Rosario della Famiglia, per poi vivere la Celebrazione Eucaristica, presieduta da Don Giovanni Tammaro. «Vi trovate in una banda di pazzi», ha affermato ironicamente Don Giovanni Tammaro, rendendo manifesta la gaiezza dei presenti e introducendo così l’omelia. «Gioia – ha aggiunto – che ne porterà un’altra ancóra più grande, la Pentecoste». Poi passa all’esplicitazione del Vangelo del giorno, «incentrato sull’amore». «Pietro – ha spiegato il celebrante – era una persona superba e aveva frainteso questo comando»; ciò malgrado, «Gesù ha dato a lui il comando pastorale». «Pietro aveva la concezione che Gesù mai avrebbe messo sullo stesso piano gli ebrei e i pagani… Quante volte anche noi siamo chiusi!», ha osservato. «A volte – ha commentato Don Giovanni – ci sono persone che stazionano alla presenza di Dio, senza fare mai una reale esperienza; spesso, dipende dalla predisposizione del cuore e dalla disponibilità di conoscere le mozioni dello Spirito». «Pietro, in altre parole, si trova di fronte a questa situazione».

«Noi dobbiamo comprendere che Dio non fa preferenza di persona, e nemmeno noi dobbiamo farlo», ha successivamente specificato. «Nessuno di noi è figlio di “serie A” o “serie B”. E se in mezzo a noi c’è qualcuno che non si sente amato è perché non ha fatto esperienza di Dio», ha dettagliato. «Non me ne vogliano i teologi, i biblisti, ma Dio non è una filosofia, piuttosto una Persona. “Dio è amore” (1 Gv 4,8)». Rimembrando una nota espressione di Salvatore Martinez (Presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, ndr), ha asserito: «Non bisogna essere “colti su Dio”, bensì “cultori di Dio”», ossia, promotori di un “nuovo” linguaggio della Gloria e dell’amore di Dio. «Qual è la prima cosa che si fa con una fidanzata?», ha chiesto agli astanti. «Il dialogo, la frequentazione, e poi tutto il resto… anche se oggi si fa prima tutto il resto…» (è partito uno scroscio di applausi, ndr). «Ebbene – ha proseguito – si entra in relazione con Gesù attraverso la preghiera, la parola. Ecco la “Nuova Evangelizzazione”. Ecco perché il segreto sta tutto nell’amore».

A tal riguardo, ha esplicitato la differenza tra «fare carità» e «vivere la carità». «“Fare carità” è un’opera di assistenza materiale; “essere carità” vuol dire essere sempre pronto a servire il fratello. “Amatevi come io ho amato voi” (Gv 15,12). Questo significa donare la vita per Lui. Ma siamo pronti a consegnarci a questo amore?». Concludendo la sua spiegazione sulla carità, Don Giovanni Tammaro ha ricordato l’esperienza di Padre Massimiliano Kolbe. Beatificato da Paolo VI, nel 1971, e canonizzato da Santo Giovanni Paolo II, nel 1982, Padre Kolbe ha offerto la sua vita da sacerdote al posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame, nel campo di concentramento di Auschwitz. «Egli – ha rimembrato Don Giovanni – ebbe a dire: “Voglio seguire la religione che, in mezzo a tanto egoismo, ha ancóra il coraggio di proporre la carità”».

A conclusione della Celebrazione, il Popolo di Dio si è riversato nella Piazza Bartolo Longo – ove è eretto il Santuario – per un concerto di evangelizzazione e l’Adorazione Eucaristica, presieduta da Padre Rosario Mauriello. In un’ora e mezza circa, si sono susseguiti canti, danze, sketch, interviste, evangelizzazione per le strade di Pompei, il tutto eseguito da alcuni giovani del RnS – in particolare, da Emanuela Febbraio e Michele Cecere (presentatori del concerto) –, e dalla Corale Regionale del RnS.
Infine, un ultimo assaggio dell’amore misericordioso del Padre celeste è stato commossamente vissuto durante l’Adorazione Eucaristica, in cui imperiosa è stata la grazia che Gesù ha elargito ai suoi “discepoli”.

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