Cei, Mons. Pompili: “Comunicare la Famiglia”

di del 14 maggio, 2015

«La famiglia non deve essere “oggetto” di partite ideologiche ma il “soggetto” della comunicazione». Ad affermarlo, al Sir, è Mons. Domenico Pompili – Sottosegretario della Cei e Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali – per spiegare la 49a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà domenica 17 maggio. Il tema scelto da Papa Francesco, per quest’anno, è: “Comunicare la famiglia: ambiente privilegiato dell’incontro nella gratuità dell’amore”.

Il cuore del messaggio del Papa: la visita di Maria a Elisabetta (Lc 1,39-56). «Il cuore del messaggio – ha esplicato Mons. Pompili – è un “nuovo punto di vista” sulla comunicazione, e, reciprocamente, sulla famiglia; uno sguardo più concreto sui nuovi media, che sembrano mettere a dura prova la coesione e il dialogo familiare. La scelta di Papa Francesco di lasciarsi ispirare dalla visita di Maria a Elisabetta (Lc 1,39-56) si rivela un’interpretazione realistica e convincente per capire quel “miracolo” che è ogni volta la comunicazione. Parlare di comunicazione a partire dalla gestazione di un bambino in grembo può sembrare poetico e poco scientifico; invece, tornare a quel momento originario aiuta a entrare dentro il linguaggio del corpo che è fatto di ascolto e di contatto fisico. Il cuore del messaggio del Papa è proprio questo momento originario della comunicazione».

La famiglia e la comunicazione. «Ciò che fa della famiglia il “grembo” della comunicazione – ha asserito il Sottosegretario della Cei – è legato a tre evidenze difficilmente contestabili, anche in una stagione culturalmente omologata come la nostra. Innanzitutto, la famiglia – come osserva il Santo Padre – “è fatta di persone diverse in relazione”, il che non compromette ma facilita il dialogo che sboccia sempre tra persone intime ma differenti. In secondo luogo, la famiglia è la scuola dove si sperimentano limiti e carenze, ma pure risorse ed energie per affrontare insieme la fatica di ogni giorno che sicuramente rappresenta un cammino di crescita. Infine, la famiglia più che la vittima può essere il contro-ambiente che limita le ambiguità e potenzia le possibilità dei nuovi linguaggi». In tutti i casi, «la famiglia non dev’essere “oggetto” di partite ideologiche, ma il soggetto della comunicazione. Volendo usare un gergo pubblicitario: la famiglia più che essere un “target” della comunicazione, è invece il “core business” della stessa comunicazione, proprio per la sua forza narrativa».

I giornalisti e la comunicazione. «Il primo compito – e, forse, il più importante –, è promuovere una comunicazione che informa e, allo stesso tempo, forma coscienze libere e capaci di valutare quanto accade. L’informazione non può essere una descrizione o elencazione asettica di notizie verso cui viene sviluppato anche un certo senso di nausea. Per questo è importante offrire sempre un quadro interpretativo che possa aiutare a capire quanto accade. Informare e formare: questo è il compito! Possibilmente, con uno sguardo che sia aderente alla realtà e senza precomprensioni».

La Chiesa e il Web. «Le singoli diocesi hanno colto nel web la possibilità di costruire ponti tra la Chiesa e la società, accorciando, quindi, le possibili distanze. E questo, nonostante l’opinione di tanti detrattori che parlavano di cedimento alla moda del momento. La Chiesa Italiana non si è adeguata a una moda, ma ha scelto di vivere con il suo popolo e accanto al suo popolo, in questa stagione segnata dalla nuove tecnologie. C’è un verbo programmatico che sintetizza tutto ciò: “abitare”. La cosa migliore per conoscere un fenomeno è viverlo, contribuendo a dargli forma. E non è un caso che “abitare” – insieme a “uscire, annunciare, educare e trasfigurare” – sia una delle “Cinque vie verso l’umanità nuova”, indicate nella Traccia per il cammino verso il Convegno Ecclesiale di Firenze 2015».

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