“Opus Dei”. 40 anni fa, moriva Josemaría Escrivà

di del 26 giugno, 2015

Il 26 giugno, in tutto il mondo, si celebra la festa di San Josemaría Escrivà, fondatore dell’Opus Dei (Operis Dei, “Opera di Dio”), di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario della sua morte, avvenuta il 26 giugno 1975. Per l’occasione, in circa 80 città italiane, avranno luogo delle celebrazioni ad hoc.

Beatificato e canonizzato da San Giovanni Paolo II, Josemaría Escrivà nacque in Spagna, a Barbastro, nell’Aragonese. I genitori impartirono ai figli un’educazione cristiana, costellata da diverse disgrazie: a due anni, Josemaría stava per morire, a causa di un’infezione; dal 1910 in avanti, tre delle sue sorelle morirono una dopo l’altra. Fra i 15 e i 16 anni, Josemaría decise di farsi sacerdote. Il 2 ottobre 1928, Escrivà fondò l’Opus Dei con le donne. Per il ceto sociale, si aprì la possibilità di ricercare la santità e l’esercizio dell’apostolato attraverso la “santificazione del lavoro”. Durante la Guerra Civile Spagnola (1936 – 1939), per salvarsi la vita, fu costretto a dissimulare la sua condizione ecclesiale, nascondendosi in sedi diplomatiche e clericali. Fu accusato di essere vicino agli ambienti politici del nascente governo di Francisco Franco.

il 14 febbraio 1943, fondò la Società Sacerdotale della Santa Croce, unita all’Opus Dei, la quale, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe consentito pure ai sacerdoti di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali. Il 22 giugno 1946, giunse in Italia, a Roma, dove rimase fino alla morte.

Il messaggio dell’Opus Dei. Fondata il 2 ottobre 1928, l’Opera di Dio è composta da presbiteri, diaconi e laici (questi, soltanto per l’espletamento delle opere apostoliche). Conforme alle parole del suo fondatore, «l’Opus Dei si propone di promuovere fra le persone di tutti i ceti della società la ricerca della santità cristiana in mezzo al mondo. Vale a dire, aiuta ogni persona che vive nel mondo – l’uomo comune, l’uomo della strada – a condurre una vita pienamente cristiana, senza dover cambiare il suo modo di vita quotidiana, né il suo lavoro abituale, né i propri ideali o aspirazioni» (cfr. “Colloqui con Monsignor Escrivà”, punto 24). Ha ottenuto lo status di prelatura in forza della Costituzione Apostolica “Ut sit”, del 1982; è retta dagli statuti emanati da Giovanni Paolo II, nel 1982. Attualmente, è retta dal Vescovo Javier Echevarría Rodríguez.

Il nome: perché “Opus Dei”? Il nome viene scelta da San Josemaría Escrivà, nel 1930, al termine di un colloquio con il suo confessore, il gesuita padre Sánchez, che gli aveva chiesto: «Come va quest’opera di Dio?». Per strada, penso: «Opera di Dio, “Opus Dei”, lavoro di Dio. È il nome che cercavo» (cfr. “Il fondatore dell’Opus Dei”, A. Prada, p. 362).

Il pensiero di San Josemaría Escrivà. «Lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini. Il cielo e la terra, figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell’orizzonte. E invece no, è nei nostri cuori che si fondano davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria» (J. M. Escrivà, “Amare il mondo appassionatamente”, 8 dicembre 1967).

Josemaría Escrivà e la “casa comune”: il Creato. Oggi, con la Lettera Enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’”, abbiamo il tratteggio della “casa comune” intesa dal Pontefice e dalla Chiesa tutta. Josemaría, ad esempio, applicò l’espressione “casa comune” all’università: «L’università – diceva – è la “casa comune”, il luogo di studio e di amicizia, il luogo in cui debbono convivere in pace persone di tendenze di diverse che esprimono in ogni momento il legittimo pluralismo esistente nella società». E, a proposito del mondo, amava ripetere: «Il mondo è buono, perché le opere di Dio sono sempre perfette; siamo noi uomini che rendiamo il mondo cattivo con il peccato».

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