Padova, Mons. Tighe: “La comunicazione nel 2025”

di del 26 maggio, 2015

«Non sappiamo dove andrà la tecnologia, tutto è cambiato negli ultimi dieci anni». A dichiararlo è stato Mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, durante il convegno su come Annunciare la Parola nel 2025, nell’ambito del Festival Biblico 2015, a Padova. «I giovani vivono in un mondo diverso da quello in cui sono cresciuto – ha aggiunto Mons. Tighe –: io studiavo sui libri, loro sui computer, formano le loro opinioni in modo diverso. La Chiesa deve riconoscere questo mondo e imparare un nuovo linguaggio per essere presente in questa che è la realtà per gran parte della gente». «La vera domanda – ha precisato – è “come può essere presente” la Chiesa nel mondo digitale. È infatti necessario capire questo mondo per esservi presente nel modo giusto. Ed esservi innanzitutto per ascoltare, poi per dialogare e in terzo luogo anche per accompagnare, incoraggiare, supportare chi è in difficoltà». Infine, ha acclarato: «Non è necessario bombardare il web con il Vangelo: serve meno proclamazione e maggiore condivisione, essere autentici testimoni della nostra fede e di un Dio che ama incondizionalmente, di fronte a persone che cercano risposte che diano valore alla loro vita e che on-line condividono passioni, gioie, esperienze che hanno per loro un significato profondo».

Anche Jesús Colina, Presidente di Aleteia, network cattolico d’informazione, ha partecipato al Convegno, e ha asserito: «Nel 2025, tutto sarà digitale. La generazione dei nati tra il 1995 e il 2009 sarà la più globale, sociale e tecnologica di sempre. Cresciuta con terrorismo, cambiamenti climatici e crisi economica, sarà cauta e realistica, e ciò avrà un impatto sul suo rapporto con Dio. La generazione che avrà da 30 a 45 anni – ha dettagliato il Presidente di Aleteia – esperta di social-media, è già oggi più scettica sulle istituzioni religiose della precedente, ovvero, quella che avrà fino a 60 anni, che aborre il dogmatismo religioso ma è profondamente spirituale». «In questa prospettiva – ha spiegato Colina – la Chiesa deve superare la concezione della separazione tra sleale e virtuale: nella vita delle persone non c’è più questa distinzione. Vi è un’unica vita, fatta di relazioni. La parola chiave delle reti web è amicizia, l’opposto è la solitudine. L’evangelizzazione è un incontro che può avere luogo in un social network: solo i Sacramenti non possono essere digitali. La Chiesa – ha chiosato – dev’essere il vicino di strada che fa il cammino insieme e svolge così la missione di tenere viva la parola del Signore».

A suggerire nuovi spunti e punti di riflessione è stato il Direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale della Comunicazione di Padova, Don Marco Sanavio, che ha postillato: «La Parola del 2025 potrebbe avere queste tre caratteristiche: essere wearable, ovvero, sempre con noi, grazie a dispositivi indossabili; immersive, per un’esperienza del mondo affiancata da esperienze sensoriali mediate dall’elettronica; eatable, come la conoscenza, richiamando così il profeta Ezechiele che mangia il rotolo della Parola, prima di parlare alla casa di Israele». Infine, ha concluso: «In campo tecnologico, biomedico, comunicativo, una parola chiave è distruption, cambiamento radicale. Non aspettiamoci, necessariamente, percorsi di evoluzione lineare».

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