18 – 21 maggio: Assemblea Generale Cei (in sintesi)

di del 22 maggio, 2015

Si è conclusa ieri la 68a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, riunita nell’Aula del Sinodo della Città del Vaticano, da lunedì 18 maggio, sotto la guida del Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, e «alla presenza disponibile e generosa» del Santo Padre Francesco. Filo conduttore dei lavori è stata la verifica di quanto le indicazioni di fondo contenute nell’Esortazione Apostolica, Evangelii Gaudium, siano state accolte e orientino il cammino delle Chiese che sono in Italia verso una nuova tappa evangelizzatrice.

Nel presente articolo, ripercorriamo questi «giorni intensi e molto belli», come ha sottolineato il Card. Bagnasco, durante la Conferenza Stampa conclusiva, focalizzando la nostra attenzione sugli aspetti centrali dell’Assemblea.

Discorso Introduttivo del Santo Padre
Papa Francesco, sin da subito, nella sua Introduzione, ha menzionato l’importanza di annunciare la «gioia del Vangelo», poiché, «in questo momento storico, ove spesso siamo accerchiati da notizie sconfortanti, da situazioni locali ed internazionali che ci fanno sperimentare afflizione e tribolazione, la nostra vocazione cristiana ed episcopale è di andare controcorrente, ossia, di essere testimoni gioiosi del Cristo Risorto per trasmettere gioia e speranza agli altri».

Successivamente, si è concentrato sulle «colonizzazioni ideologiche» e sulla «sensibilità ecclesiale», affermando che quest’ultima «comporta anche di non essere timidi o irrilevanti nello sconfessare e nello sconfiggere una diffusa mentalità di corruzione pubblica e privata che è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e, soprattutto, emarginando i deboli e i bisognosi. Sensibilità ecclesiale – ha aggiunto – che, come buoni pastori, ci fa uscire verso il popolo di Dio per difenderlo dalle colonizzazioni ideologiche che gli tolgono l’identità e dignità umana».

Decisivo nel Discorso del Romano Pontefice il ruolo dei laici, a cui ha rivolto queste parole: «La sensibilità ecclesiale e pastorale si concretizza anche nel rafforzare l’indispensabile ruolo di laici disposti ad assumersi le responsabilità che a loro competono. In realtà, i laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del Vescovo-pilota o del Monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo! Hanno invece tutti la necessità del Vescovo-Pastore».

Infine, ha passato in rassegna l’«indebolimento della collegialità» e l’idea di «accorpare gli Istituti religiosi, Monasteri, Congregazioni». «Si nota in alcune parti del mondo un diffuso indebolimento della collegialità… Manca l’abitudine di verificare la ricezione di programmi e l’attuazione dei progetti». E, attinente agli Istituti Religiosi, ha domandato: «Perché si lasciano invecchiare così tanto, [al punto da] non essere quasi testimonianze evangeliche fedeli al carisma fondativo? Perché non si provvede ad accorparli, prima che sia tardi sotto tanti punti di vista? E questo è un problema mondiale».

Prolusione del Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco
Nella Prolusione, il Card. Angelo Bagnasco ha preso in esame dapprima l’Anno Santo della Misericordia – definendolo «un dono del Papa alla Chiesa» -, poi il Sinodo Ordinario sulla Famiglia, che vedrà una «Veglia di Preghiera in Piazza San Pietro, sabato 3 ottobre», e, infine, il Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, passando per il terremoto in Nepal – per cui la «nostra Conferenza (la CEI, ndr) si è aggregata alla solidarietà del mondo con tre milioni di euro, prelevati dall’otto per mille» – e il martirio dei cristiani, a motivo dei quali, «le nostre Chiese si uniranno in una grande preghiera sabato prossimo, 23 maggio, vigilia di Pentecoste».

Un focus peculiare è stato riservato ai seguenti temi: la disoccupazione giovanile, la famiglia, l’educazione scolastica e la Teoria del Gender. Per quanto attiene al primo punto, la disoccupazione, il Card. Bagnasco ha affermato: «Non si deve radicare in nessuno, a cominciare dai più giovani, il sentimento della sfiducia e della rassegnazione. Che tipo di vita sarebbe? Senza significato, senza spinta, senza entusiasmo, senza dignità personale non solo perché senza futuro, ma anche perché si sentirebbero rifiutati dalla società e costretti a rimediare le giornate per sé e per le proprie famiglie». Il monito: «Nessuno faccia affidamento sull’arte dell’arrangiarsi che, come la storia insegna, porta facilmente su vie pericolose che vanno ad aggiungere altri gravissimi problemi per i singoli, le famiglie, la tenuta sociale». E ancora: «Un fenomeno che alimenta preoccupazione generale è quello dei ragazzi che, dagli 11 ai 17 anni, sono facile preda dell’alcol: è stato comunicato che, nello scorso anno, sono stati almeno 75.000! L’altro fenomeno in crescita – ha ragguagliato il Presidente della CEI – è il gioco d’azzardo. Basta considerare che, negli ultimi due anni, il fatturato è stato di 90 miliardi, terzo fatturato dopo ENI ed ENEL!».

Altro punto cardine, la Scuola e la Teoria del Gender, in forza dei quali, «è utile segnare che, tra le modifiche approvate in Commissione al testo in questione, vi è quella che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti. Una simile previsione sembra rappresentare l’ennesimo esempio di quella che Papa Francesco ha definito “colonizzazione ideologica”: entrano in un popolo con un’idea che non ha niente a che fare col popolo; con gruppi del popolo sì, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura (Papa Francesco, Conferenza Stampa nel volo di ritorno dalle Filippine, 19/01/2015)». A tal proposito, il Card. Bagnasco ha rimarcato: «Educare al rispetto di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di bullismo e di omofobia, è doveroso, lo abbiamo sempre affermato: rientra nei compiti della scuola. Ma l’educazione alla parità di genere mira ad introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura».

Da qui, il richiamo impellente alla famiglia, «perno insostituibile e incomparabile della società. “Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”», ha riferito Bagnasco, riprendendo una parte del Discorso del Papa a Manila (16/01/2015). «Già a Rio de Janeiro – ha continuato – il Pontefice aveva ribadito che “non c’è vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, valore da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale” (Discorso, 25/07/2013). A proposito della sacralità della vita, il Santo Padre ha incoraggiato “ad intensificare la pastorale della famiglia (…) affinché, di fronte alla cultura disumanizzante della morte, diventi promotrice della cultura del rispetto per la vita in tutte le sue fasi, dal concepimento fino alla morte naturale” (Papa Francesco, Discorso ai Vescovi del Messico, 19/05/2014)».

Riallacciandosi nuovamente al Papa, il Card. Bagnasco ha rimarcato: «“La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita” (id.). E ancora: “L’individualismo postmoderno globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari” (Papa Francesco, Evangelii gaudium, n. 67)».

Un passaggio nodale è stato in merito al matrimonio, per cui, oggi, «“il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno” (E. G., n. 66). Ora, il Testo di Legge in questione conferma, ancora una volta, la configurazione delle unioni civili omosessuali in senso paramatrimoniale. Tale palese equiparazione viene descritta senza usare la parola “matrimonio”, ma in modo inequivocabile: “Le disposizioni contenenti le parole “coniuge”, “coniugi”, “marito” e “moglie”, ovunque ricorrano nelle leggi, nei decreti, si applicano anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso (art. 3). Questa equiparazione riguarda anche la possibilità di adozione, che per ora si limita all’eventuale figlio del partner (art. 5). Così come è evidente, presto sarà legittimato il ricorso al cosiddetto “utero in affitto”, che sfrutta indegnamente le condizioni di bisogno della donna e riduce il bambino a mero oggetto di compravendita. Il desiderio della maternità o della paternità non può mai trasformarsi in diritto per nessuno. […] Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio.

Infine, il Cardinale ha rimarcato lo “sbaglio della mente umana” (Papa Francesco, Discorso a Napoli, 21/03/2015), quale è la Teoria del Gender, e il cosiddetto “Divorzio breve”, a proposito del quale, ha detto: «Ma sopprimere un tempo più disteso per la riflessione, specialmente in presenza di figli, è proprio un bene? Si favorisce la felicità delle persone o si incentiva la fretta?».

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