Bergoglio: 18 giugno, Enciclica sull’ambiente

di del 5 giugno, 2015

Ormai ci siamo: l’Enciclica di Papa Francesco sull’ambiente è pronta. Sarà pubblicata giovedì 18 giugno. A renderlo manifesto è una nota della Sala Stampa Vaticana in cui si legge che «per evitare confusioni dovute alla diffusione di informazioni non confermate, si comunica che la data prevista per la pubblicazione dell’attesa Enciclica del Papa è il prossimo 18 giugno. Le modalità della presentazione pubblica verranno rese note sul Bollettino della Sala Stampa, nel corso della prossima settimana».

Voci di corridoio davano per certo l’11 giugno, “National Day” del Vaticano, all’Expo di Milano, considerando l’affinità degli argomenti che si suppone saranno parte integrante dell’Enciclica; invece, la nota di Padre Federico Lombardi ha messo a tacere ogni singolo dubbio. Naturalmente, resta il riserbo sul contenuto del testo e sul titolo, benché alcune anticipazioni ufficiose della scorsa settimana evidenziassero una consonanza con il Laudato sii di San Francesco d’Assisi.

Voci autorevoli, quali, i Cardinali Óscar Rodríguez Maradiaga e Peter Turkson hanno sottolineato che l’Enciclica si muoverà su un piano etico e pastorale, e che non bisogna attendersi prese di posizione su questa o quella dottrina scientifica in materia ambientale.

Certamente, è ben nota la posizione di Papa Francesco in tema di salvaguardia del creato: la necessità della custodia – da un lato –, e la lotta alla “cultura dello scarto”, dall’altro. A chiare lettere, nell’Esortazione apostolica, “Evangelii Gaudium”, il Pontefice ha scritto: «Come essere umani, non siamo meri beneficiari, ma custodi delle altre creature. Mediante la nostra realtà corporea, Dio ci ha tanto strettamente uniti al mondo che ci circonda che la desertificazione del suolo è come una malattia per ciascuno e possiamo lamentare l’estinzione di una specie come fosse una mutilazione. Non lasciamo che al nostro passaggio rimangano segni di distruzione e di morte che colpiscono la nostra vita e le future generazioni» (n° 215). E ancora, il 9 febbraio scorso, a Santa Marta, si è espresso in termini più decisi: «Un cristiano che non custodisce il Creato, che non lo fa crescere, è un cristiano cui non importa il lavoro di Dio, quell’amore nato dall’amore di Dio per noi. E questa è la prima risposta alla prima creazione: custodire il Creato, farlo crescere».

Per quanto attiene alla “cultura dello scarto”, invece, Francesco non ha utilizzato mezze misure: «Si scartano i bambini, perché non si fanno: o si sfruttano o si uccidono prima di nascere; si scartano gli anziani, perché non hanno la cura dignitosa, non hanno le medicine, hanno pensioni miserabili. E adesso si scartano i giovani. Pensate al quel 40% – o un po’ di più – di giovani, dai 25 anni in giù, che non hanno lavoro: sono materiale di scarto, ma sono anche il sacrificio che questa società, mondana ed egoista, offre al dio-denaro, che è al centro del nostro sistema economico mondiale» (Discorso del Santo Padre Francesco alle “Acli” – Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani – , Aula Paolo VI, 23 maggio 2015).

Per Bergoglio, la causa della “cultura dello scarto” e della non custodia del Creato annovera nell’espressione di Caino: «Sono forse [io] il guardiano di mio fratello?» (Gn 4,9). «A me che importa se tutto ciò che non mi serve – bambini nell’utero materno, vecchi, operai in esubero, giovani che non possono collocare nel mondo del lavoro – viene scartato? […] Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana, oggi, è in pericolo. Ecco l’urgenza dell’ecologia umana! “Coltivare e custodire” il Creato è un’indicazione di Dio; noi, invece, siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare» (Udienza Generale, Papa Francesco, 5 giugno 2013).

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