Card. Bagnasco: “Prima la famiglia poi lo Stato”

di del 22 maggio, 2015

Discorso conclusivo del Cardinale Angelo Bagnasco
Durante la Conferenza Stampa, dopo avere presentato ai giornalisti il nuovo Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, Don Ivan Maffeis, il Presidente della CEI ha sviscerato i temi dibattuti «a porte chiuse» con Papa Francesco. «Quando il Santo Padre ci ha parlato di sensibilità ecclesiale, l’ha declinata in sette punti» – ha detto Bagnasco, illustrandoli ai giornalisti, iniziando dal primo invito: “Non essere timidi” nella denuncia della corruzione. A tal riguardo, il Card. Bagnasco ha ricordato che esiste un documento della CEI, Educare alla legalità, «già datato, ma da riprendere: è un documento sempre molto attuale, che forse potremmo aggiornare».

La famiglia, “scuola primaria”. «La tenuta della società non dipende dalle buone leggi, ma dalla famiglia, scuola primaria e palestra fondamentale in cui i suoi componenti imparano a capirsi, conoscersi, sostenersi, aspettare i tempi degli altri». Rispondendo, poi, a una domanda su un eventuale esito positivo al Referendum in Irlanda sulle nozze gay, ha citato Papa Francesco. «Se si indebolisce la famiglia, s’indebolisce la società». E ancora: «Non bisogna chiedersi cosa comporta per il Vaticano – come gli era stato domandato dal giornalista – ma cosa comporta per la famiglia». «Se la famiglia è basata sul matrimonio, essa è il fondamento, il principio originario della società e dello Stato, tanto che tutti riconoscono che prima c’è la famiglia e poi lo Stato. La famiglia – ha proseguito – non è soltanto il grembo naturale della vita dove viene accolta, generata, procreata, ma anche la prima e fondamentale scuola di società e di socialità, di virtù umani e civili. Se si spegne questo, nel dialogo tra le generazioni e i generi, la società ne riflette negativamente».

Al centro, l’umano. Il Presidente della CEI ha posto l’accento sul prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, tra le cui prerogative, sulla scia del Papa, vi è quella di «essere molto attenti a farci capire, ma non da élite culturali o da lobby, bensì dal Popolo di Dio. Una bella indicazione da elaborare nei prossimi documenti (di cui uno è in elaborazione per il Congresso Eucaristico Nazionale, a Genova, nel 2016) che deve arrivare nei miei vicoli e ciascuno deve poterne ricevere beneficio». Indispensabile, in questa prospettiva, è il ruolo dei laici, «chiamati ad essere a pieno titolo all’interno della comunità ecclesiale e nei vari ambiti della società civile». Ma ha avvertito: «Può esserci da parte nostra la tentazione di clericalizzare i laici», e questo non è giusto. L’idea promossa è che ciascun laico offra all’intera comunità quanto gli è possibile, in relazione ai propri impegni e alla vocazione a cui è chiamato. Inoltre, il percorso di avvicinamento al Convegno, è stato arricchito anche da tre laboratori a carattere nazionale: il primo, svoltosi nei giorni 7 – 9 maggio, a Perugia; un secondo che si terrà a Napoli, il prossimo 13 giugno, dal titolo: “Leggere i segni dei tempi e il linguaggio dell’amore”; infine, il terzo, in ottobre, a Milano, che affronterà il tema del nuovo umanesimo, a partire dalle problematiche del lavoro, della società e del creato.

Prossime elezioni e nuove leggi. «Senza etica non si fanno buone leggi, e le buone leggi non servono se non si osservano», ha evidenziato Bagnasco. Interpellato sulle imminenti elezioni, l’Arcivescovo di Genova ha ricordato che «richiamare l’opinione pubblica e chi ha la responsabilità della cosa pubblica è doveroso per chiunque. Tocca anche ai pastori e alla Chiesa». «Bisogna coniugare etica personale ed etica nazionale, di questo c’è gran bisogno». Se non si elimina la corruzione – ha asserito il Cardinale – «non c’è nessuna organizzazione che tenga, perché le istituzioni le fanno, le mantengono e le custodiscono gli uomini».

Scuola e Jobs Act. «Non dobbiamo farci prendere dalla fretta, per arrivare in fretta a concludere». È questo il monito di Bagnasco, per il quale «ci vuole un tempo più disteso, non con l’acqua alla gola: un tempo dove ci sia maggiore possibilità di riflettere, che è premessa per risultati migliori. Se poi ci fossero all’interno di interventi di settore, urgenze che si possono risolvere in tempi più brevi, nulla toglie che si possano scorporare», per concretizzarle subito. E in merito al Jobs Act, ha asserito: «È un bene che si metta in moto il lavoro, che non sia più ingessato, basta però che il prezzo non sia pagato con la mancanza di lavoro o con la precarietà che diventa instabilità. Occorre bilanciare le due cose: un mondo del lavoro più flessibile e un lavoro che non sia precario, cioè insicuro, instabile. Il che non vuol dire posto fisso a vita, ma avere un lavoro che offra la possibilità di progettarsi».

Stipendi dei preti ed 8X1000. «Lo stipendio dei preti è bloccato da setti anni, ovvero, da quando io (Card. Angelo Bagnasco, ndr) sono alla presidenza della Cei». Così il porporato ha spiegato il blocco degli stipendi, considerando che un parroco guadagna 810 euro circa. «Ci guardiamo in giro e vediamo la crisi che continua: non possiamo aumentarci lo stipendio! E tanti parroci – ha evidenziato – spesso, per contribuire alle spese e al mantenimento della propria parrocchia, ci rimettono di tasca propria». Il Cardinale ha risposto così anche ad una domanda sull’8X1000, il cui gettito per il 2015, pari a 995.462.448,26 euro è diminuito per due motivi: un saldo negativo a titolo di conguaglio per l’anno 2012 e il calo delle firme del 2%.

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