Concordia: “L’inchino di Schettino fu una scelta criminale”

di del 14 luglio, 2015

Il comandante della Concordia Francesco Schettino “sapeva benissimo della presenza incombente degli scogli” ma era “sicuro di poter condurre l’azzardata manovra con tranquillità”, sopravalutando le “sue abilità marinaresche”. Lo scrivono i giudici del tribunale di Grosseto nelle motivazioni della sentenza di condanna del comandante Francesco Schettino quando parlano dell’inchino. Schettino, aggiungono i giudici, decise di farlo non per ragioni commerciali né per omaggiare l’ex comandante Mario Palombo, ma “per fare un piacere” al maitre Antonello Tievoli “e per omaggiare alcune persone che, non a caso, ha fatto salire in plancia per ammirare il paesaggio assai ravvicinato alla costa”.
“La scelta, si passi il termine, criminale è stata quella a monte di portare una nave, con quelle caratteristiche e a quella velocità, così in prossimità dell’isola”, scrivono i giudici. “La responsabilità del naufragio è pertanto di Schettino”. “E’ stato Schettino che ha volontariamente portato la nave, di notte e a elevata velocità, così vicino alla costa, senza programmare adeguatamente la manovra ma improvvisando e navigando praticamente a vista. La situazione di pericolo è stata, infatti, creata dall’imputato”.

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