Convegno Fisc: Zanotti e Mons. Pompili a L’Aquila

di del 17 aprile, 2015

«Ricostruire un “Nuovo Umanesimo”, prestare attenzione all’uomo, a tutto l’uomo, quello che vive nelle periferie esistenziali e geografiche; essere – parafrasando l’ormai celebre espressione di Papa Francesco – “giornalisti con l’odore dei lettori”». Con queste parole, Francesco Zanotti, Presidente della FISC – Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici, ha aperto a L’Aquila il Convegno Nazionale della Fisc, dal tema: “L’Italia da riprogettare e preservare nella nostra storia”. L’obiettivo: «Riflettere sulla ricostruzione non solo di questi territori e queste comunità, distrutte dal terremoto, ma anche sul Paese che sta vivendo – ormai da lunghi anni – una profondissima crisi economica».

Giornalisti “di strada”. Nelle “cinque vie di Firenze”. «Dobbiamo stare in mezzo alla gente – ha precisato Zanotti – per raccontarne e condividerne gioie e dolori, fatiche e speranze, seguendo le “cinque vie di Firenze”: uscire (non stare in redazione, ma consumare le scarpe in senso effettivo); annunciare (formare informando, con il nostro mestiere di giornalisti); abitare (non sfuggire, essere presenti, coltivare relazioni, stare sulle situazioni); educare (alla ricerca della verità, ponendo domande, facendo sorgere quelle domande fondamentali per ciascuno di noi); trasfigurare (dare un senso a ciò che facciamo)».

Tagli all’editoria, la proposta: #menogiornalimenoliberi. Zanotti ha ripreso il discorso d’insediamento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, allorquando – tra i diritti di cui è garante – ha citato «l’autonomia e il pluralismo dell’informazione», definendoli, appunto, «presidio di democrazia». «Da mesi – ha esplicitato – portiamo avanti la petizione #menogiornalimenoliberi che mi piace declinare come “più giornali più libertà”, ma al momento risposte certe non arrivano». Zanotti, peraltro, ha chiesto «rigore ed equità: rigore, perché si devono sostenere quelli che meritano; equità, perché situazioni simili vanno trattate nello stesso modo».

Mons. Pompili: «Una comunicazione distorta». A proposito del terremoto de L’Aquila, il Portavoce della Cei, Mons. Domenico Pompili, ha messo in luce come vi siano stati «eventi comunicati in maniera distorta al punto che, tra l’immediato post-sisma e mesi (anni) seguenti si è prodotta una spaccatura». «L’immagine mediatica de L’Aquila e dei suoi abitanti – ha sottolineato – prima evocava una tempra solida come quella delle montagne, tant’è che nell’immediato del terremoto colpiva come la gente vi facesse fronte. La canzone “Domani” – ha evidenziato Pompili – interpretava bene la percezione di stare dentro a un dramma che aveva colpito un’umanità di singolare qualità. Passati i primi tempi, sui media, invece, hanno trovato spazio solo lagnanze, lamentele, contrapposizioni e litigiosità». Da qui, l’interrogativo: «È cambiata la gente aquilana o, piuttosto, questo divario è frutto di una comunicazione parziale, e, appunto distorta?». «Eppure – ha rimarcato il Portavoce della Cei – occorre raccontare e far sì che possano essere ricostruiti quei luoghi della città che ne esprimono l’anima, come è il centro storico», citando alcuni esempi di cura della professione giornalistica che si trovano nel libro di Ivan Maffeis (Vice-Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, ndr), “Cronisti dell’invisibile”.

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