Il “Creato armonico” di Francesco. Verso l’Enciclica

di del 17 giugno, 2015

In attesa della presentazione ufficiale della nuova Lettera Enciclica di Papa Francesco, “Laudato si’, sulla cura della casa comune” – che avverrà, in Vaticano, domani 18 giugno 2015 –, cerchiamo di ricostruire le tappe salienti attorno alla tematica ecologica, attraverso il congiunto nozionistico – eppure morale, etico, attuale – dei Padri della Chiesa, sino a giungere al Pontificato di Bergoglio. Innanzitutto, è imprescindibile sottolineare che il 2015 è un anno decisivo, quanto all’ambiente, giacché: nel mese di luglio, le Nazioni si riuniranno per la III Conferenza Internazionale sul Finanziamento dello Sviluppo, ad Addis Abeba (capitale dell’Etiopia e dell’Unione Africana, ndr); nel mese di settembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dovrebbe trovare un accordo su una nuova serie di obiettivi di sviluppo sostenibile, da adoperare fino al 2030; nel mese di dicembre, a Parigi, la Conferenza sui Cambiamenti Climatici acquisirà i piani e gli impegni di ogni Governo per rallentare o ridurre il riscaldamento globale.

Già durante il “National Day” della Santa Sede, lo scorso 11 giugno, il Card. Gianfranco Ravasi, nell’esplicitazione del tema scelto dal Vaticano all’Esposizione Mondiale è stato chiaro: Adamo, il primo uomo ad essere creato, era legato alla terra/Terra; di fatto, l’etimologia ebraica della parola, ‘adamah’, significa, “suolo”, “terra”, in modo particolare – ha spiegato il Card. Ravasi – «riferito al colore giallastro della terra». A tal riguardo, non possiamo trascurare il passo biblico della Genesi, in cui si legge: « […] Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (Gen 2,7). Quindi, la correlazione uomo-terra è – secondo il Cardinale – quivi esplicata.

L’apporto “lungimirante” del Beato Paolo VI. Prima di giungere agli odierni termini di Francesco, quali, “armonia del Creato”, “ambiente da custodire”, “giardino da coltivare”, ravviviamo la nostra mente con le considerazioni di altri pontefici, a partire dal primo: il “Grande Timoniere”, Paolo VI. Egli, nella Lettera Apostolica, “Octogesima Adveniens” (14 maggio 1971) – scritta in occasione dell’80° Anniversario della “Rerum Novarum” di Papa Leone XIII –, con la sua erudita lungimiranza, ha invitato i futuri seguaci di Cristo a dedicarsi «a un problema che riguarda l’intera famiglia umana: l’ambiente naturale», come poi ha declinato nel paragrafo successivo.

Sfogliando le sagge pagine del Cardinale Montini, leggiamo: «Attraverso uno sfruttamento sconosciuto della natura, egli (l’uomo, ndr) rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». E ancora: «Non soltanto l’ambiente naturale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie; ma è il contesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che porta essergli intollerabile» (n° 21).

S. Giovanni Paolo II: “Questione ecologica: un errore antropologico”. Nella “Sollicitudo rei socialis” (30 dicembre 1987), San Giovanni Paolo II, ha palesato: «Occorre tener conto della natura, di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato, che è appunto il cosmo» (n° 34). In maniera molto più centrale e diretta, nella Lettera Enciclica, “Centesimus Annus” (1° maggio 1991), ha definito la “questione ecologica” un «errore antropologico», con queste parole: «L’uomo, preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra. Alla radice dell’insensata distruzione dell’ambiente, c’è un errore antropologico» (n° 37). Sicché, «l’uomo, invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura» (Ivi).

Successivamente, nel 1997, parlando ai partecipanti a un Convegno su ambiente e salute, il Pontefice ha rilanciato l’appello a «congiungere le nuove capacità scientifiche con una forte dimensione etica», in modo da promuovere l’ambiente non solamente come “risorsa”, ma, soprattutto, come “casa” da abitare. In definitiva, per S. Giovanni Paolo II: distruggere l’armonia ambientale è peccato, perché aliena gli esseri umani da se stessi e dalla terra; fondamentale è la relazione tra l’umanità e il resto della creazione, che dev’essere nutrita con amore e saggezza; la crisi ambientale non è soltanto scientifica e tecnologica, bensì morale.

Bartolomeo I: “Distruzione del Pianeta: un peccato”. Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, nel 1997, ha spiegato le implicazioni della questione ecologica in termini di peccato. «Commettere un crimine contro il mondo naturale è un peccato. Per gli esseri umani, degradare l’integrità della Terra causando cambiamenti climatici, privandole delle sue foreste naturali o distruggendo le sue terre umide; per gli esseri umani, il contaminare le acque della Terra, la sua terra, la sua aria, la sua vita, con sostanze velenose: questi sono peccati» (Patriarca Bartolomeo I, Discorso al Simposio sull’ambiente, Santa Barbara, Usa, 8 dicembre 1997).

Il primo “Papa Verde”: Ratzinger. Sovente, il Papa Emerito Benedetto XVI è stato definito il primo “Papa Verde” (National Geographic, 28 febbraio 2013). Nel suo Messaggio per la XL Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2007), ha consolidato il patrimonio tra «ecologia della natura», «ecologia umana», «ecologia sociale». «Come rimanere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, il disboscamento delle aree equatoriali e tropicali?». E poi: «Come non reagire di fronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legali all’eccesso alle risorse naturali?».

Il “Papa Verde” ha affrontato la tematica anche nell’Enciclica “Caritas in veritate” (CV), in cui ha ammonito: «La natura, specialmente nella nostra epoca, è talmente integrata nelle dinamiche sociali e culturali da non costituire quasi più una variabile indipendente» (n° 51). In altri termini, la proposta del Papa Emerito è di fare in modo che l’attuale crisi diventi «occasione di discernimento e di nuova progettualità» (CV 21). E la stessa tecnica è da considerarsi alleata, affinché il suo apporto porti l’uomo «a custodire e coltivare la terra che Dio gli ha affidato» (CV 69).

Anche Benedetto XVI ha espresso che la questione ecologia interpella i cristiani – in quanto persone di fede – e la Chiesa, nel suo congiunto: «La Chiesa – ha rimarcato Ratzinger – ha una responsabilità per il Creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico. E, facendolo, deve difendere la terra, l’acqua e l’aria come doni della creazione, appartenenti a tutti. Deve proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso» (CV 61).

Il “Creato” di Francesco. La nuova Enciclica. Papa Bergoglio, sulla scia di Benedetto XVI, sin dal suo insediamento in Vaticano, ha ribadito la responsabilità della Chiesa in materia di “custodia del Creato”: «Custodire l’intera creazione è un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere» (Omelia, Papa Francesco, 19 marzo 2013).

Con parresìa, schiettezza, Papa Francesco ha esplicitato il suo punto di vista: «In larga parte, è l’uomo che prende a schiaffi la natura, continuamente. Noi ci siamo un po’ impadroniti della natura, della sorella terra, della madre terra. Mi ricordo quello che un vecchio contadino mi ha detto: “Dio perdona sempre, noi – gli uomini – perdoniamo alcune volte; la natura non perdona mai”. Se tu la prendi a schiaffi, lei lo fa a sua volta» (Conferenza Stampa nel volo verso Manila, durante il suo Viaggio Apostolico nello Sri Lanka e nelle Filippine, 15 gennaio 2015).

Nel suo Pontificato, è importante evidenziare la connessione tra la tematica ambientale ed antropologica, non antropocentrica: «Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme» (Udienza Generale, 5 giugno 2013). Una parola chiave è armonia, che riguarda tutto il Creato, nel suo insieme. Così ha dichiarato Papa Bergoglio nell’Udienza Generale del 22 aprile 2015, in cui si è celebrata la “Giornata della Terra”: «Esorto tutti a vedere il mondo con gli occhi di Dio Creatore: la terra è l’ambiente da custodire e il giardino da coltivare. La relazione degli uomini con la natura non sia guidata dall’avidità, dal manipolare e dallo sfruttare…». «E il pericolo è grave – ha detto il 5 giugno 2013 – perché la causa del problema non è superficiale, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte, e molti dicono: “Sì, è giusto, è vero”,…ma il sistema continua come prima, perché ciò che lo domina sono le dinamiche di un’economia e finanza carenti di etica. Quello che comanda, oggi, non è l’uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. Invece, uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la cultura dello scarto». Difatti, nel febbraio scorso, ha esplicato il monito della Chiesa: «custodire il Creato, farlo crescere» (Omelia, S. Marta, 9 febbraio 2015).

A tal proposito, riportiamo le parole del Card. Ravasi quando, durante l’incontro pomeridiano del “National Day” della Santa Sede (11 giugno 2015), egli ha spiegato il significato dei verbi “soggiogare” (Gen 1,27), “coltivare” e “custodire” (Gen 2,15), impiegati nella Genesi, per la descrizione della Creazione: «“Soggiogare” – ha spiegato – dall’ebraico (‘kbš’), significa “occupare un territorio”, “abitare con l’umanità”, la Terra. Non vuol dire “imporsi”, “violentare” la Terra. Gli altri due – ha proseguito – sono usati per descrivere l’alleanza con Dio, di cui il primo “coltivare” (dall’ebraico, ‘abad’), vuol dire “servire”; il secondo, “custodire” (‘šâmar’), stabilire un’alleanza». Diversamente detto, a giudizio del Cardinale (e, a quanto pare, della Dottrina Sociale della Chiesa), l’uomo deve coltivare e custodire il giardino che Dio gli ha affidato, salvaguardandone l’ordine e l’integrità. Egli – creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26) -, si configurerebbe come il custode della Creazione difronte a Dio, prendendosi cura di tutti gli essere viventi.

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