Mons. Galantino: “Ritrovare l’orgoglio cristiano”

di del 8 aprile, 2015

«Ritrovare in mezzo alla barbarie di questi giorni la consapevolezza e l’orgoglio dell’identità cristiana vuol dire riprendere l’iniziativa e stare al mondo senza rinunciare al proprio contributo di verità, di amore e di bellezza». Sono queste le dichiarazioni rilasciate dal Segretario Generale della Cei, Mons. Nunzio Galantino, all’indomani di un preciso passaggio del Messaggio Pasquale del Santo Padre Francesco: “Il mondo propone di imporsi a tutti i costi, di competere, di farsi valere… Ma i cristiani, per la grazia di Cristo morto e risorto, sono i germogli di un’altra umanità, nella quale cerchiamo di vivere al servizio gli uni gli altri, di non essere arroganti ma disponibili e rispettosi. Questa non è debolezza, ma vera forza! Chi porta dentro di sé la forza di Dio, il suo amore e la sua giustizia, non ha bisogno di usare violenza, ma parla e agisce con la forza della verità, della bellezza e dell’amore”».

Il Papa al “Convegno Nazionale di Firenze 2015”. «La presenza del Papa al Convegno prevista per il 10 novembre – precisa Mons. Galantino – offre la cifra interpretativa più giusta: si vuol guardare “dal basso verso l’alto” la condizione umana di oggi, a partire da una città multiculturale e segnata dalla crisi».

Le cinque vie del “Convegno di Firenze”. Nella Traccia, «sono state esemplificate cinque vie che intendono descrivere il percorso che attende la Chiesa italiana per essere dentro la società un elemento di sviluppo e di cambiamento dell’esistente. La prima è uscire, cioè decentrare il modo abituale di guardare alla realtà che ci colloca sempre al centro, mentre le cose vanno diversamente. Questa via significa imparare a guardare le cose da vicino, senza frapporre i nostri giudizi consolidati e lasciandosi misurare dalla realtà che è sempre più stimolante delle nostre idee su di essa. Poi c’è la via dell’annunciare, che indica la missione della Chiesa, chiamata a dar voce al Vangelo di cui molti hanno perso il gusto, confondendo con una delle morali e delle ideologie a disposizione nel mercato del sacro. Camminare su questa via significa riproporre il volto autentico di Dio. Quindi, c’è la via dell’abitare, strada che va percorsa ancora grazie alla capacità della comunità cristiana di essere là dove molti se ne vanno, garantendo presidi di umanità e di socialità laddove anche le istituzioni tendono a battere in ritirata. Il cattolicesimo italiano si è sempre distinto per il suo carattere popolare, cioè di immersione dentro le fatiche e le sofferenze della gente. Ciò sarà possibile solo grazie a persone che facciano dell’impegno politico un’occasione di trasformazione al di là di facili populismi e di abituali conservatorismi. Ancora la via dell’educare ci si para davanti a ritrovare la strada maestra di concentrarsi sulla formazione delle persone e delle coscienze prima e al di là di altri pur necessari investimenti. La qualità viene sempre prima della quantità, e soltanto un’educazione che insegni a pensare criticamente ed offra un percorso di maturazione nei valori abilita a d un esercizio della libertà che resta la meta della vita umana, anche se spesso contraddetta da sempre nuove e sofisticate contraffazioni. Infine, ci si imbatte nella via del trasfigurare, che svela una maniera di guardare alle cose che non è prigionieri dei dati di fatto e si lascia ispirare da un’altra percezione che fa vedere oltre le apparenze».

Infine, il monito: «Camminando s’apre cammino! L’augurio è che, incrociando le vie di Firenze, sappiamo tornare ad interrogarci su ciò che ci rende più umani e così migliorare non solo noi stessi, ma perfino l’ambiente in cui siamo immersi. Tornando a “riveder le stelle”, come suggerito dal poeta (Dante Alighieri, ndr) che ha immortalato quell’umanesimo concreto del suo tempo. Che spetta noi oggi reinventare insieme».

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