“National Day” Santa Sede: “Non di solo pane”

di del 13 giugno, 2015

All’Expo di Milano, giovedì 11 giugno, si è tenuta la Giornata Nazionale della Santa Sede. Tra le tante Rappresentanze Istituzionali, Il National Day ha visto la partecipazione del Commissario Generale del Padiglione della Santa Sede, il Card. Gianfranco Ravasi, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Card. Angelo Bagnasco, il Sostituto degli Affari Generali della Segreteria di Stato, Mons. Angelo Becciu e l’Arcivescovo di Milano, il Card. Angelo Scola.

L’evento è stato inaugurato dall’Orchestra Sinfonica Esagramma, che ha eseguito, per l’occasione, l’Inno di Mameli e l’Inno Pontificio di Gounoud. Successivamente, si sono alternati i video proiettati anche all’interno del Padiglione e i discorsi delle Eminenze Eccellentissime astanti, presentati, di volta in volta, dalla conduttrice di “Uno Mattina” (e vaticanista), Francesca Fialdini.

Il messaggio del Card. Ravasi. Il Card. Ravasi, nel suo intervento, ha manifestato la volontà di chiedere a Papa Francesco di scegliere a chi destinare le offerte raccolte dai visitatori al Padiglione Vaticano. «Appena avrò la possibilità di vedere il Papa – ha affermato il Cardinale – voglio chiedergli di scegliere lui un soggetto a cui dare quanto raccoglieremo dai visitatori, perché l’equilibrio della tavola sia maggiore». Dopo aver ringraziato i sessanta ambasciatori presenti, accreditati alla Santa Sede, ha esplicitato l’importanza della «tavola, che è la mensa intorno a cui s’incontrano madri, padri e figli», tema centrale optato dalla Santa Sede per ExpoMilano. Il porporato ha concluso il suo discorso citando due frammenti dei Salmi 41 e 62: «“Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te… O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz’acqua”».

L’intervento di Mons. Becciu. A margine del Card. Ravasi, ha preso la parola Mons. Becciu, che ha asserito: «Adeguare i consumi alle reali necessità, evitando sprechi e sperperi di alimenti, è già una garanzia di riuscita delle strategie per la sicurezza alimentare e una delle vie maestre per la globalizzazione della solidarietà. È questo l’impegno a cui tutti siamo chiamati». A suo giudizio, occorre «operare insieme preservando le diversità, ma non contrapponendole, e utilizzando come strumento concreto il dialogo. Non si tratta solo di affermare l’importanza delle differenti culture alimentari presenti nei vari angoli del mondo ma anche di ridiscutere le modalità di consumo del cibo» e «un più diretto ripensamento dei nostri stili di vita che sembrano ormai unicamente orientati alla globalizzazione dell’indifferenza, come ci ha ricordato Papa Francesco».

Il discorso del Card. Scola. «C’interessa anche il dopo Expo – ha affermato il Card. Scola. Vogliamo che lasci un’eredità permanente e c’impegniamo a che tutto il lavoro della Chiesa e delle comunità cristiane provochi quel cambio di mentalità richiesto dal desiderio di ritrovare un rapporto equilibrato con il pianeta. È un lavoro educativo immenso, con cui si ha bisogno che si recuperi tutto il senso dell’uomo: da come si mangerà in famiglia alle scelte di solidarietà», menzionando come «emblematiche alcune iniziative», ad esempio, «il Refettorio Ambrosiano, le offerte che si raccolgono nel Padiglione della Santa Sede, perché il diritto al cibo non resti un elenco di proposizioni su carta, ma diventi libertà realizzata.

Poi, alcune cifre: «Hanno già visitato il Padiglione della Santa Sede circa 135mila visitatori, 32mila, invece, quello della Caritas. Circa 300, per contro, sono stati gli incontri specifici su Expo, nelle parrocchie. Infine, un milione e ottocento, i biglietti già venduti e 50mila coloro che hanno pregato, in Piazza Duomo, per l’Esposizione Mondiale.

Il monito del del Card. Bagnasco. L’ultimo ad intervenire è stato il Card. Angelo Bagnasco, che ha imperniato il suo discorso sulla «sacralità dell’uomo», sulla «dignità dell’uomo» e l’importanza della Parola (di Dio), poiché «l’uomo non vive di solo pane (come ricorda il tema del Padiglione della Santa Sede, ndr), ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. E l’uomo – ha proseguito Bagnasco – quando non fa ciò, smarrisce se stesso, si appiattisce». Ciò accade «quando c’è il privilegio di sé». E in merito alla dignità umana, l’appello: «Nessun uomo e nessuna donna devono morire di stenti o vedere morire i propri figli, figli dei grembi di tante madri». Per concludere, la «sacralità dell’uomo», che «non è una parola soltanto religiosa». Di fatto, secondo il Presidente della Cei, «l’annuncio e la pratica della carità evangelica sono compiti della Chiesa. Dunque – ha chiosato – nelle nostre mani è posta la possibilità di cambiare il mondo, e di dircelo, senza retorica, per rendere più dignitosa la vita di ogni persona».

Durante la Conferenza Stampa pomeridiana, sono stati presentati gli ospiti del “Cortile dei Gentili” – dal tema: “I volti della Terra. Laudato si’ mi Signore, per nostra sora matre Terra” – moderato dal Direttore di Rainews24, Monica Maggioni, e presieduto dal Card. Gianfranco Ravasi, dal Commissario Generale della Conferenza Mondiale 2015 sul Clima, Nicolas Hulot, e il Presidente della Fondazione “Cortile dei Gentili”, il Prof. Giuliano Amato, che ha aperto il dibattito, affermando: «La Terra, verso di noi, ha il volto benigno, il volto di una madre; cosicché, quando la Terra ci presenta il volto maligno, noi chiamiamo in causa le forze del male, emarginando la tesi secondo cui sia la Terra ad essere malefica». E a proposito del male, ha avvertito: «Noi essere umani ci siamo assunti il ruolo di combatterle, per fare in modo che il volto benigno della Terra non sia turbato».

L’appello del Card. Ravasi: “Custodire e non dominare la Terra”. A margine del suo intervento, prende la parola il Card. Ravasi che, riallacciandosi al pensiero di Hulot esplicitato durante la Confrenza Stampa – ovvero, «l’attuale crisi ambientale è frutto di una crisi antropologica, etica e spirituale» -, ha affermato: «Il compito ecclesiale, e delle religioni in genere, è di affrontare questa crisi». A giudizio del porporato, «l’uomo deve essere economo della natura, dove “economo” vuol dire ritrovare la capacità di gestire il mondo, non di violentarlo». Ciononostante, «per risolvere la questione economica, l’uomo deve risolvere dapprima la questione antropologica».

A questo punto, magistralmente, il Cardinale ha spiegato che lo stesso Adamo delle Sacre Scritture è legato alla terra, giacché «il suo nome, in ebraico, vuol dire ‘giallastro, giallo ocra’, stesso lessema (e colore) della terra».

Infine, ha delucidato i verbi biblici impiegati nella Genesi per descrivere la grande opera della Creazione; in modo particolare, il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura ha sviscerato i verbi “soggiogare”, “coltivare” e “custodire”. «Il primo – ha detto – dall’ebraico, significa occupare un territorio, abitare con l’umanità, la Terra. Non vuol dire “imporsi”, “violentare”, “imperare” la Terra. Gli altri due – ha proseguito – sono verbi usati per descrivere l’alleanza con Dio, di cui il primo “coltivare”, vuol dire “servire”; il secondo, “custodire”, stabilire un’alleanza.

Hulot: «La Terra: uno spazio della carità». «Siamo di fronte ad una profonda crisi antropologica – ha dichiarato Hulot – dove l’uomo, talvolta, perdona, al contrario della natura, la quale giammai perdona. La natura, come diceva Victor Hugo, “urla contro la bruttura dell’uomo”, e noi siamo su un filo di un rasoio. Bisogna pensare – ha proseguito il Commissario Generale della Conferenza Mondiale 2015 sul Clima – che la Terra sia un’opera di carità, uno spazio della carità. Dobbiamo pensare che un figlio appartenente a questa parte della Terra abbia lo stesso valore di quell’altro figlio da quell’altra parte dell’Oceano».

Infine, una critica: «Per l’attentato di Charlie, il mondo si è riversato nelle strade, ma, in occasione della strage in Kenya, nessuno ha proferito parola».

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