Nozze gay: la risposta di Mons. Galantino

di del 26 maggio, 2015

«Il risultato del referendum irlandese come sfida da raccogliere per la Chiesa è il commento più interessante e meno bigotto che si possa fare». A dichiararlo è stato Mons. Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei, intervenuto, questa mattina a Radio anch’io (Raiuno). Commentando il titolo de L’Osservatore Romano (“Dopo il sì dell’Irlanda alla legalizzazione dei matrimoni fra omosessuali. Una sfida per la Chiesa”, ndr), il Segretario della Cei, ha affermato: «La percentuale con cui è passato il Referendum obbliga un po’ tutti a prendere atto che l’Europa – e non solo l’Europa – sta vivendo un’accelerazione del processo di secolarizzazione che coinvolge tutti gli aspetti e quindi anche quello delle relazioni». «Di fronte a questo fatto che sta davanti a tutti – ha aggiunto Mons. Galantino – a questo e ad altri cambiamenti che di sicuro sorprendono – e, talvolta, destabilizzano – la risposta non può essere né quella dell’arroccamento fatto di paure e di arroganza né quella dell’accettazione acritica, frutto di una sorta di fatalismo e di chi batte in ritirata». A giudizio di Mons. Galantino, «la paura, l’arroccamento, il fatalismo, fanno il gioco delle “lobby ideologiche”, lasciano cioè il campo a chi, purtroppo, vive anche realtà importanti e belle come quella delle relazioni, unicamente come conquista da esibire e da sbattere in faccia».

«Ieri o l’altro ieri, qualcuno si è subito affrettato a dire che quello che è avvenuto in Irlanda è stato un sonoro schiaffo alla Chiesa. Non è così che si ragiona», ha sottolineato il Segretario della Cei, rispondendo ad una domanda sull’ipotesi che il governo approvi entro settembre una legge sulle unioni di fatto. «Voglio ricordare quello che il Papa ha detto, nel 2013, agli scrittori de La Civiltà Cattolica: il compito principale della Chiesa non è di costruire muri ma ponti, di stabilire un dialogo con tutti». Inoltre, il Card. di Stato, Pietro Parolin, «ha scritto che dobbiamo farci prossimi di ogni persona, dobbiamo essere degli accumulatori dell’amore di Dio». Così facendo, or dunque, «l’atteggiamento della Chiesa non è quello di chi subito spara al primo che parla e che dice cose contrarie, ma si tratta di capire, di rendersi conto, ma di mettersi di fronte a queste realtà in maniera critica, laddove ‘critico’ significa conoscendo la posizione dell’altro, capendo dove vuole arrivare».

«Io ho l’impressione – ha proseguito il Segretario della Cei – che su queste realtà la stanno facendo da padrone spesso le posizioni di chi non accetta di sedersi al tavolo, di ragionare, ma non invocando subito il Vangelo o i documenti della Chiesa, ma cercando di mettere in comune realmente le ragioni che ci portano a dare una risposta». Poi ha postillato: «Gli uomini di Chiesa non sono fuori dal mondo: il problema di far passare la Chiesa come quella che deve necessariamente mettersi contro, come quella che ritarda il progresso, mi pare un po’ forzata. Grazie a Dio sta crescendo anche all’interno della Chiesa questa attenzione alla “nuova sensibilità”, questa capacità di leggere al netto di un’eccessiva emotività eventi e mutamenti culturali, che non vuol dire subito e solo sposarli in pieno, né tantomeno perdere la capacità di ragionare di fronte a certi cambiamenti culturali». «Al netto delle nostre elucubrazioni – ha concluso Mons. Galantino – è importante il rispetto per la persona così come sta dinanzi a noi, capire di che si tratta, attenti, però, a non volere subito trasformare i diritti del singolo in punti di partenza perché diventino necessariamente i diritti di tutti. Questo è diverso».

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