Naufragio immigrati, la Chiesa: Gallagher e Impagliazzo

di del 22 aprile, 2015

Agghiacciante, disumano e immorale è stato il silenzio della Comunità Europea di fronte alla vicenda degli 800 migranti morti nel Canale di Sicilia, provenienti dalla costa libica e diretti in Italia. Siamo più precisi: se non c’è stato un vero e proprio silenzio, c’è stato “poco rumore”, come ebbe dire Papa Francesco ai giovani della Diocesi di Piacenza-Bobbio, il 28 agosto 2013, chiedendo loro di “farlo” e in abbondanza, andando persino “controcorrente”. Se da un lato è bene acclarato che l’Italia non sarebbe in grado di accogliere tante vite umane – fornendo l’assistenza e le cure dovute –, dall’altro, è altrettanto evidente che gli Organismi competenti hanno dato forfait.

A tal riguardo, raggiunti da Avvenire e da Radio Vaticana, si sono espressi l’arcivescovo Paul Richard Gallagher – Segretario per i Rapporti con gli Stati – e Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di S’Egidio. Di seguito, riportiamo un estratto delle interviste.

Gallagher: “Come si può essere ciechi di fronte alla sofferenza?”. «Nel recente Messaggio Urbi et Orbi – ha asserito Gallagher – il Santo Padre ha fatto un nuovo appello alla Comunità Internazionale, affinché non rimanga inerte di fronte all’immensa tragedia umanitaria che interessa la Siria e l’Iraq. Ed è vero, sono deludenti le contraddizioni e perfino il silenzio della Comunità Internazionale nei conflitti del Medio Oriente, dove la crisi umanitaria si aggrava ogni giorno. Come si può essere ciechi di fronte a questa sofferenza? La comunità Internazionale non può rimanere inerte o indifferente a questo dramma umanitario. Di fronte alle sfide che si presentano – ha proseguito – essa deve andare alla radice die problemi e cercare di favorire un avvenire di pace e di sviluppo per la regione, mettendo al centro il bene della persona e il bene comune, senza pensare agli interessi particolari o a meschine motivazioni economiche».

“No alla guerra. Sì all’uso proporzionato della forza”. «La via della violenza porta solo alla distruzione. Il primo passo urgente per il bene della popolazione della Siria, dell’Iraq, e di tutto il Medio Oriente è di deporre le armi, dialogare e approfondire le cause che sono all’origine dei conflitti e che vengono poi sfruttate dall’ideologia fondamentalista. Il Santo Padre ha affermato che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre però nel rispetto del Diritto Internazionale. È lecito arrestare l’aggressione attraverso l’azione multilaterale e con l’uso proporzionato della forza. Sarà responsabilità della Comunità Internazionale riflettere sui mezzi migliori per fermare ogni aggressione ed evitare il perpetrarsi di ingiustizie nuove e ancor più gravi».

La soluzione: “Il dialogo interreligioso”. «Tutti i leader religiosi – ha spiegato l’Arcivescovo – non soltanto i musulmani, sono coinvolti in questa drammatica situazione e sono chiamati a svolgere un ruolo di vitale importanza per lottare contro il fondamentalismo, favorire il dialogo interreligioso e interculturale e l’educazione alla reciproca comprensione. La religione non si può strumentalizzare per giustificare la violenza. Tuttavia, dato che alcuni di questi gruppi terroristici si appellano all’Islam per giustificare il loro operato, è chiaro che i leader musulmani hanno una importante responsabilità nello sconfessare e nel condannare senza alcuna ambiguità le pretese del cosiddetti “Stato Islamico” e le atrocità commesse alle persone per il solo motivo della loro appartenenza religiosa».

Marco Impagliazzo: “Corridoi umanitari in Marocco e Libano”. «La Comunità di Sant’Egidio, assieme alle Chiese evangeliche, ribadisce il suo “no” a un intervento armato in Libia. Piuttosto, è disposta ad aprire – finanziandosi da sola – desk umanitari da dislocare nei paesi limitrofi alla Libia, come in Marocco e in Libano. Punti di accoglienza dei migranti che, in collegamento con le ambasciate europee, consentano ai richiedenti asilo si ottenere un visto umanitario per l’Europa. Pensiamo che sia un metodo piccolo inizialmente, ma che potrà dare grandi risultati».

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